Depurazione - Pacenti_2019

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DEPURARE L'ACQUA
La grandissima maggioranza dei consumatori ha almeno sentito parlare di “acqua dura”: non fosse altro che per la pubblicità dei vari detersivi che vengono proposti sul mercato per cercare di contrastare gli effetti dannosi che questa qualità di acqua provoca.
Come però avviene nella maggioranza dei casi, queste informazioni, sbrigative e superficiali, creano spesso confusione nella testa degli utenti, e riteniamo che non sia inutile dare un quadro riassuntivo del problema, delle sue possibili soluzioni, e cercare di far luce sulle false idee che spesso circolano su questi argomenti.
Per cominciare, che cosa si intende con la parola “durezza”?
Semplicemente la somma dei sali di Calcio e di Magnesio disciolti nell’acqua. Questi sali hanno la prerogativa, in determinate condizioni, di precipitare, ossia di passare dallo stato disciolto allo stato solido, depositandosi in durissimi e resistentissimi blocchi calcarei.
Poiché la condizione che più di ogni altra favorisce la precipitazione è la temperatura elevata, è inutile che le superfici che maggiormente sono esposte all’incrostazione sono quelle dove scorre, o viene prodotta, acqua calda.

Purtroppo queste superfici corrispondono alle apparecchiature, ed ai servizi, che in una abitazione dovrebbero funzionare sempre, funzionare bene e funzionare in modo economico, e l’acqua dura pone una serie ipoteca su queste esigenze. Proviamo ad elencarle.

L’acqua addolcita è una fonte di confort tale che difficilmente, dopo averla provata, se ne può fare a meno; oltre ai citati vantaggi tecnologici, risparmio energetico e lunga vita delle apparecchiature domestiche, l’acqua dolce si fa immediatamente riconoscere in cucina, dove i cibi coceranno mantenendo più intenso il loro sapore, in bagno, dove una doccia, uno shampoo o una rasatura con acqua liberata dal calcare sono davvero un’esperienza piacevolissima.

I lavori di casa vengono enormemente facilitati: non più aloni e incrostazioni sulle stoviglie, non più tracce di calcare da togliere a forza di acido e strofinamenti dai sanitari del bagno, e non serve più aggiungere ammorbidente al bucato, poiché l’acqua addolcita consente bucati morbidissimi e rispettosi della delicatezza della biancheria.
E, fattore da non trascurare, l’acqua addolcita richiede soltanto un terzo dei detergenti (sapone, shampoo, detersivo) rispetto all’acqua dura.

Per finire, ricordiamo che l’acqua addolcita lavora per la buona salute dei nostri mari consentendoci di fare un bucato perfetto con detersivi senza fosfati ci mette in grado di agire fattivamente contro lo sviluppo del fenomeno dell’eutrofia, che sta soffocando la vita nelle nostre acque: l’uso di un’acqua specifica ci permette così, ad ogni bucato, di dare una mano alla tutela della vita, della salute e della bellezza del nostro mare.

PRODUZIONE DI ACQUA CALDA
Che sia destinata alla nostra igiene personale o al riscaldamento, l’acqua calda viene sempre prodotta tramite contatto con una superficie metallica surriscaldata (poco importa se si tratta di uno scaldabagno a gas, di una caldaia a gasolio, o altro tipo di impianto).
Se l’acqua da riscaldare è “dura”, avremo un progressivo deposito di calcare sulla superficie; la velocità con cui questo strato di calcare si formerà sarà in funzione della maggiore o minore durezza dell’acqua,e della temperatura alla quale l’acqua stessa verrà portata.
Una rapida occhiata alla tabella sotto riportata permetterà di quantificare la perdita di efficienza di un sistema di produzione di acqua calda, a causa di depositi di calcare.
Al costo energetico va poi naturalmente aggiunto quello relativo al deterioramento dell’elettrodomestico stesso con serpentine da sostituire e scaldabagni da gettare.
La cartina d’Italia ci evidenza le zone del nostro paese interessate al problema: come si può vedere, eccezion fatta per poche isole felici, tutto il territorio nazionale è coinvolto, in misura diversa, nella lotta contro il calcare.

SALVAGUARDIA DELLE CONDUTTURE
Anche nelle tubature, specialmente in quelle che veicolano l’acqua calda, si ha una forte precipitazione di calcare, con la conseguenza di un progressivo restringimento dello spazio utile ed un corrispondente calo della portata.
La sostituzione delle tubature, qualora si renda necessaria, è una operazione particolarmente onerosa e sgradevole.
Tralasciamo per il momento tutti gli inconvenienti “minori” dovuti all’acqua dura, riguardanti soprattutto il confort, e vediamo praticamente che cosa si può e conviene fare.
Il solo metodo realmente efficace e definitivo per eliminare i problemi causati dalla durezza dell’acqua è l’addolcimento.
Per i non professionisti, chiariamo che questa tecnologia consiste nel far passare l’acqua attraverso uno strato di “resine scambiatrici”: minuscole sferette “caricate” con Cloruro di Sodio (sale da cucina). Nel corso di questo passaggio avviene appunto lo scambio: l’acqua cede i sali di Calcio e Magnesio, incrostanti, che rimangono fissati sulla resina, e li scambia con sali di Sodio, che non precipitano e di conseguenza non incrostano.
Una volta esaurita la capacità della resina di fissare i sali di Calcio e Magnesio è necessario rigenerarla con una nuova immissione di Cloruro di Sodio: il tutto avviene automaticamente e durante questa fase la resina viene inoltre disinfettata, per impedire ogni possibilità di proliferazione batterica.
Gli addolcitori delle ultime generazioni hanno raggiunto tali livelli di perfezionamento, che l’unico intervento richiesto al proprietario è quello di riempire periodicamente di sale l’apposito contenitore; l’apparecchio potrà poi essere praticamente dimenticato, nella cantina della casa o nella cucina dell’appartamento.
TRATTAMENTO ACQUA: QUANDO E' OBBLIGATORIO?

Gli impianti di riscaldamento sono spesso soggetti a inconvenienti quali depositi e incrostazioni, perdita di efficienza nello scambio termico, elevata rumorosità, rottura di apparecchiature o occlusioni delle linee. Questi problemi sono causati, in gran parte, dalla qualità dell'acqua e dalle sostanze in essa presenti che provocano la formazione di incrostazioni e facilitano il fenomeno della corrosione.
Per questo, come continuiamo a ripetere da tempo, risulta estremamente importante dal punto di vista tecnico, oltre che obbligatorio per legge, installare un sistema di trattamento adeguato, che riporti i parametri dell’acqua su livelli ottimali.
Ma cosa significa adeguato?
La risposta a questo quesito risulta decisamente articolata, in quanto la situazione si differenzia a seconda del tipo di impianto e delle caratteristiche proprie dell’acqua. Vediamo quindi di fare chiarezza sulle casistiche più comuni, appoggiandoci a quanto indicato dalla normativa di riferimento del trattamento acqua, la UNI 8065, e dalla legislazione nazionale (D.P.R. 59/2009 e DM 26 giugno 2015)
Prima di tutto sottolineiamo che, per tutti gli impianti, di qualsiasi tipo e potenza, è obbligatoria l’installazione di un filtro e di un condizionamento chimico (in genere dosatore di polifosfati) in modo da preservare le tubazioni e gli apparecchi da danni dovuti alla corrosione ed alla presenza di impurità all’interno del liquido.
Per capire se sia necessario un ulteriore trattamento, come anticipato, il primo parametro da prendere in considerazione è la durezza dell’acqua, la quale indica la concentrazione di Sali, quali carbonato di calcio [CaCO3] e solfato di magnesio [MgSO4], presenti nel liquido. Acque con un’elevata presenza di sali sono dette dure, al contrario, sono deifinite dolci. Questo parametro, che si misura generalmente in gradi francesi (°f), dove 1 grado di durezza francese equivale a 10 mg/l di CaCO3, varia sensibilmente a seconda della zona incui ci troviamo, con forti escursioni anche all’interno della stessa provincia. È quindi essenziale prestare estrema attenzione.
Ora, tornando alla normativa, vediamo che, negli impianti di produzione di ACS (con o senza riscaldamento), per potenze minori di 100 kW, oltre al filtro ed al condizionamento chimico è obbligatorio l’addolcitore in presenza di acque con durezza maggiore di 25°f (UNI 8065). Se invece parliamo di potenze superiori, l’addolcimento diventa obbligatorio già per le acque con durezza maggiore di 15°f (D.P.R. 59/2009).
Per gli impianti di riscaldamento senza produzione di ACS è invece previsto l’addolcitore per acque con durezza maggiore di 35 °f (P<100 kW) o di 25 °f (P>100 kW). Attenzione però perchè il DM 26 giugno 2015 ha apportato alcune modifiche per questo tipo di installazioni, e, per gli impianti realizzati dopo il 1 ottobre 2015 (nuove installazioni o ristrutturazioni) il limite in caso di potenze superiori ai 100 kW scende a 15 °f.
Per concludere vi ricordiamo che gli impianti di trattamento devono essere installati a monte degli impianti da proteggere, sulle tubazioni di carico e reintegro, per potere trattare sia l’acqua di primo riempimento, che quella di rabbocchi successivi. Il punto di immissione dei condizionanti deve essere previsto in modo da poter garantire la necessaria rapidità di azione.
Precisiamo però che l’argomento, in realtà, non si può conclude in queste poche righe, dove, bisogna sottolinearlo, non abbiamo trattato delle prescrizioni relative ad impianti meno comuni, come quelli a vapore e con acqua surriscaldata. In questi casi, per cui, comunque, vi rimandiamo alla UNI 8065, hanno in generale sempre la necessità di filtro, di condizionamento chimico ed di un addolcitore per garantire un grado di durezza dell’acqua di riempimento inferiore a 0,5°f.

Alcuni Cenni Normativi
Il Dpr del 2 aprile 2009, n. 59 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, n. 132, del 10 giugno 2009), entrato in vigore il 25 giugno 2009, ha reso obbligatorio l'adeguamento degli impianti di trattamento dell'acqua calda nelle abitazioni, quando i contenuti di calcare sono troppo elevati.  L'obbligo non coinvolge tutte le abitazioni, ma esclusivamente quelle ove la durezza "temporanea" dell'acqua è pari o superiore a 25 gradi francesi (impianti di riscaldamento) o a 15 gradi francesi (impianti per acqua calda). Le prescrizioni del Dpr 59/09 diventano comunque inderogabili in alcuni casi determinati:
nuove costruzioni; ristrutturazioni totali; impianti termici installati ex novo o ristrutturati; sostituzione di generatori di calore.
La durezza dell'acqua
La durezza viene generalmente espressa in gradi francesi (ºf, da non confondere con ºF, che sono i gradi Fahrenheit), dove un grado rappresenta 10 mg di carbonato di calcio per litro d'acqua. Attualmente si usa anche il grado MEC, che corrisponde ad 1 g di carbonato di calcio in 100 litri ed è perciò uguale al grado francese, In genere, le acque vengono classificate in base alla loro durezza come segue:
fino a 7ºf: molto dolcida 7ºf a 14ºf: dolci; - da 14ºf a 22ºf: mediamente dure; - da 22ºf a 32ºf: discretamente dure; - da 32ºf a 54ºf: dure; - oltre 54ºf: molto dure
In evidenza
Per durezza temporanea si intende la situazione in cui i sali restano insoluti anche quando l'acqua raggiunge l'ebollizione. Essa è dovuta soprattutto alla presenza di bicarbonati di calcio e magnesio.
Nella stessa città, la durezza dell'acqua può variare secondo la zona, in base alle fonti di prelievo dell'azienda fornitrice. E' comunque possibile interpellare l'azienda distributrice (o consultarne il sito) per sapere qual è la durezza della fornitura idrica nella propria zona.
Per misurarla esistono anche appositi kit utilizzabili più volte: sono reperibili nei negozi di idraulica o nei centro fai-da-te e hanno costi contenuti.
Danni nelle situazioni di "durezza"
Le acque ricche di calcio, evaporando per effetto della temperatura, provocano un progressivo accumulo di carbonati di calcio che si depositano sulle superfici di contatto.
Questo fenomeno comporta un notevole danno, in quanto spesso siamo costretti a pagare grosse somme di denaro per le riparazioni degli impianti e degli elettrodomestici.
L'accumulo di calcare ci costringe inoltre a consumare più energia per il riscaldamento e la circolazione dell'acqua. Si calcola che un elettrodomestico aggredito dal calcare consuma fino al 30% di energia in più e subisce un invecchiamento precoce.
Poichè il fenomeno del calcare interessa principalmente i circuiti idraulici dell'acqua calda, basterebbe trattare semplicemente l'acqua da riscaldare; ma negli impianti domestici la stessa acqua deve servire anche per il consumo personale e pertanto, nella scelta del tipo di trattamento, bisogna rispettare non solo la legge, ma anche e soprattutto la nostra salute.
Un altro inconveniente legato alla eccessiva concentrazione di calcio e magnesio nell'acqua (acqua molto dura) è quello di ostacolare l'azione dei saponi e detersivi provocandone un eccessivo consumo e la inefficacia in particolare per la pulizia profonda della pelle.
Pertanto, è inutile acquistare costosi saponi, detergenti, creme, se poi l'acqua non è adatta per una perfetta pulizia. Avremo il risultato di inquinare maggiormente l'ambiente e maltratteremo inutilmente la nostra pelle, in particolare quella del viso.

Interventi da adottare
L'articolo 4, comma 14, del Dpr 59/09, prescrive:
  • a) in assenza di produzione di acqua calda sanitaria ed in presenza di acqua di alimentazione dell'impianto con durezza temporanea maggiore o uguale a 25 gradi francesi:
  1. un trattamento chimico di condizionamento per impianti di potenza nominale del focolare complessiva minore o uguale a 100 KW;
  2. un trattamento di addolcimento per impianti di potenza nominale del focolare complesiva compresa tra 100 e 350 KW;
  • b) nel caso di produzione di acqua calda sanitaria le disposizioni di cui alla lettera a), numeri 1) e 2), valgono in presenza di acqua di alimentazione dell'impianto con durezza temporanea maggiore di 15 gradi francesi.
Per le caldaie con potenza superiore a 350 KW, la legge prevede un addolcitore con filtro di sicurezza che porti l'acqua sotto i 15 gradi francesi. In occasione di questi interventi, l'alternativa è dunque tra due sistemi: i condizionatori magnetici (sotto i 25 ºf di durezza) o gli addolcitori chimici (a resina o a polifosfati).
Dunque, sia al singolo proprietario di una casa che al condominio si offrono più opportunità.
Chi ha un "termoautonomo" può mettere solo un apparecchio collegato alla caldaia, in caso di rabbocchi dell'acqua che circola nei caloriferi. Oppure (anche chi è servito da un centralizzato) può porre un apparecchio per la lavatrice e uno per la lavastoviglie.
Si può anche decidere di trattare tutta l'acqua che circola in casa, collocando il dispositivo subito dopo il contatore dell'acqua fredda che serve l'appartamento.
In caso di caldaia che serva tutto il condominio, si può mettere solo un apparecchio collegato all'impianto termico (in caso di rabbocchi dell'acqua che circola nei caloriferi). Oppure si può decidere di ridurre il calcare in tutta l'acqua che circola nel palazzo, collocando il dispositivo a monte della condotta che immette acqua nel condominio.

Metodi a confronto
I trattamenti possibili sono di due tipi: fisico e chimico.
Il trattamento fisico avviene con il cosiddetto condizionatore (o decalcificatore) magnetico. Consiste nel far passare l' acqua attraverso un potente campo magnetico: il carbonato di calcio e tutti gli altri ioni disciolti nell' acqua vengono saturati elettricamente e il calcare non ha più possibilità di formarsi e di depositarsi, ma assume forma cristallina (chiamata "aragonite") molto simile alla polvere del talco. In tal modo è facilmente trascinato dalla corrente d'acqua evitando dannosi depositi.
I condizionatori magnetici (utilizzabili entro i limiti di durezza di 25 ºf) offrono i seguenti vantaggi:
non richiedono l'impiego di prodotti chimici e additivi;
le qualità naturali dell' acqua non vengono alterate; - nessun consumo di energia elettrica; - maggiore efficienza degli impianti;
minore manutenzione degli impianti; - riduzione dei costi di gestione; - limitate dimensioni d' ingombro.

I trattamenti chimici più usati sono invece due: gli addolcitori con resine e gli addolcitori con polifosfati.
Gli addolcitori con resine, durante il passaggio attraverso un letto di resine impregnate di cloruro di sodio (il sale comune), sostituiscono il calcare con il sodio del sale, mediante uno scambio ionico.
Questo trattamento, usato quando l'acqua ha una durezza superiore a 25 ºf, presenta, però, alcuni inconvenienti.
Le resine devono essere disinfettate spesso, per evitare la formazione di flora batterica con rischio per la salute del consumatore. Di qui la necessità di utilizzare gli addolcitori provvisti di un impianto di disinfezione automatico per le resine.
Le acque di scarico provenienti dalla rigenerazione delle resine pongono problemi di inquinamento in quanto riducono la biodegradabilità delle acque di fognatura. Inoltre, l'acqua trattata, ricca di carbonato di sodio, a temperature oltre gli 85º C diventa aggressiva e può provocare la così detta "fragilità caustica con rotture improvvise di tubazioni, caldaie, radiatori. Si possono limitare questi fenomeni soltanto con una taratura adeguata dell'impianto in modo da ridurre il consumo di sale.
Il trattamento con polifosfati unisce fosfati con carbonato di calcio per formare un'unica macromolecola stabile.
Questo metodo è meno efficace del trattamento precedente e presenta i seguenti inconvenienti:
- il dosaggio dei polifosfati con le economiche apparecchiature in commercio è prefissato ad una certa quantità, mentre lo stesso dosaggio dovrebbe essere proporzionale alla quantità di calcio presente nell' acqua, pertanto in molti impianti si possono superare i valori limiti posti dalla legge, con possibili danni per la salute;
- la macromolecola polifosfato-carbonato di calcio oltre i 70º C dà origine ad anidride carbonica, calcare, e sali complessi ionizzati disciolti in acqua i cui effetti sulla salute non sono ancora stati ben definiti.
Resta quindi assolutamente sconsigliabile l'utilizzo di polifosfati per acque destinate all'alimentazione. Tuttavia gli addolcitori a polifosfati individuali installati immediatamenter a monte della lavatrice o dello scaldabagno - che non trattano quindi l'acqua potabile che sgorga dal rubinetto da cucina - reggono alle obiezioni salutistiche.
Gli addolcitori con polifosfati devono avere per legge, a monte dell' impianto, una valvola di non ritorno per evitare possibili riflussi nella rete idrica urbana.

GLOSSARIO
Addolcitore: Contribuisce, con un processo chimico, a ridurre gli ioni dei sali di calcio e di magnesio che danno durezza all'acqua.
Condizionatore magnetico: Trasforma il calcare in forma cristallina (denominata "aragonite"), molto simile alla polvere del talco.
Filtro di sicurezza: Elimina particelle solide dannose per rubinetti, impianti ed elettrodomestici.
Gradi francesi: Misura della durezza dell'acqua: 1 ºf = 1 grammo di carbonato di calcio in 100 litri.

Sanzioni e controlli
Deposito relazione tecnica
In caso di ristrutturazione dell'impianto, il committente deve depositare in comune una relazione tecnica redatta da un professionista abilitato, da cui risulterà l'adozione dell'impianto di trattamento del calcare.
Se si sostituisce la caldaia, la relazione è obbligatoria se il generatore di calore supera i 35 KW di potenza (centralizzate). Se è inferiore, secondo il Dpr 59/09 la relazione va depositata solo s'è prevista dalle autorità locali competenti (regioni o comuni).
Quindi può capitare che:
  • a) il committente non depositi la relazione, magari perché non ha incaricato un tecnico. In tal caso la sanzione prevista varia da 516,46 a 2.582,28 euro;
  • b) la relazione c'è, ma le opere eseguite non corrispondono. La sanzione prevista va dal 5% al 25% del valore delle opere per il committente, e fino al 70% della tariffa per il professionista.
In caso di ristrutturazione e sostituzione, quanto fatto va annotato sul libretto di impianto (per caldaie fino a 35 KW) o di centrale (potenze superiori) dalla persona addetta al controllo e manutenzione dell'impianto, pena una "multa" da 1.000 a 6.000 euro.

Ecco in sintesi le principali violazioni e le relative sanzioni:
Violazione Sanzione
Il committente non deposita la relazione. Sanzione prevista da 516,46 a 2.582,28 euro.
Le opere eseguite non corrispondono alle norme di legge. Sanzione dal 5% al 25% del valore delle opere per il committente;
fino al 70% della tariffa per il professionista.

Le verifiche
I controlli sul posto sono esercitati dai comuni sopra i 40.000 abitanti e dalle province altrove. Questi enti possono anche "sigillare" la caldaia se gli inviti a provvedere alla messa a norma non vengono ottemperati.

Le agevolazioni fiscali
  • Il 50%
Anche nel caso di adeguamento degli impianti di trattamento dell'acqua non va sottovalutato l'aspetto fiscale. Infatti è sempre possibile godere per questi lavori della detrazione fiscale del 50% sul recupero, soddisfacendo ovviamente tutti i requisiti previsti: comunicazione al Centro operativo di Pescara, pagamento dell'ICI (se dovuta), bonifico bancario o postale, fatture regolari, ecc.
  • Il 65%
Quella, più interessante, del 65% è godibile solo a condizione che il trattamento dell'acqua riguardi l'impianto di riscaldamento e sia collegato alle opere principalmente agevolate: ad esempio, la sostituzione della caldaia con un modello a condensazione oppure con un impianto geotermico a bassa entalpia, oppure la riqualificazione globale dello stabile in modo da raggiungere un certo livello di efficienza energetica. La detrazione scade il prossimo 31 dicembre 2010 e il governo ancora non si è espresso sull'intenzione di prorogarla per gli anni successivi.
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